mercoledì 8 giugno 2016

Il Greco riassunto in 7 punti

Foto presa dal web


1. Nobile vitigno a bacca biacca di antichissima origine, il Greco, così come altri vitigni con simile etimologia del nome, fu probabilmente introdotto nel Sud Italia in seguito alla colonizzazione greca del VIII secolo a.C., quando la crisi agricola ellenica spinse molti contadini a trovare nuove terre da coltivare nella nostra penisola.

 

2. In base alla particolare forma dei suoi grappoli che, piuttosto piccoli e compatti, sono muniti di un'ala così sviluppata da far sembrare che siano doppi, Carlucci nel 1909 ipotizzò per primo che questo vitigno potesse derivare dalla “Aminea gemella”, pregevolissima famiglia di viti descritta nelle “Georgiche” da Virgilio.

 

3. Con il nome di Greco Bianco o Greco di Gerace si indica, invece, un vitigno calabrese (l'aggettivo "Bianco" definisce un'appartenenza geografica) che si distingue dalla famiglia dei Greco per struttura e forma del grappolo.

 

4. Inoltre, è da ricordare che con il termine "Greco" o "Grechetto" ci si riferiva in passato a differenti vitigni a bacca bianca... accomunati dal fatto di essere utilizzati nel Medioevo per produrre vini passiti dolci simili a quelli importati dall'Oriente dai mercanti veneziani, particolarmente apprezzati e costosi.

 

5. Il Greco è oggi diffuso in tutta la Campania: dapprima coltivato sul Vesuvio e nei Campi Flegrei, la sua coltivazione si estesa successivamente nelle zone più interne della regione, Irpinia e Sannio. In particolare, questo vitigno ha mostrato di prediligere i terreni gessoso-tufacei della zona di Tufo, ricca tra l'altro di miniere di zolfo, dove è alla base della DOCG Greco di Tufo.

 

6. Nelle sue terre di elezione dà un bianco di straordinario carattere: interessante al naso, dove sentori di pesca e mandorla amara si intrecciano a note minerali sulfuree; ricco di struttura al gusto (tanto che spesso si parla di questo vino come di "un rosso travestito da bianco"), dove si fa notare per la sua elevata acidità. Si è soliti abbinare questo vino con pesci e crostacei, tuttavia non sfigura affatto con la mozzarella di bufala.

 

7. Una breve ma intensa descrizione del Greco di Tufo è quella di Manuela Piancastelli: "Un terroir particolare che restituisce a quest'uva e al vino profumi e caratteristiche del tutto peculiari. Rispetto al cugino Fiano, è ruvido e difficile, con minori profumi, più nervoso e difficile da interpretare. E' come un ragazzino ostico, di poche parole ma pieno di qualità che molti, purtroppo, cercano di omologare dandogli forzatamente un'eleganza che non gli è propria".

Inoltre, il disciplinare di produzione della DOCG prevede anche la tipologia “Spumante”, ottenuta con il metodo della rifermentazione in bottiglia (metodo classico) ed affinamento minimo di 36 mesi.

 

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